Truffa mascherine, Antonello Ieffi scagionato a metà dal tribunale di Roma

Il giudice lo ha assolto dal reato di inadempimento di contratto e condannato a due anni e sei mesi per turbativa d'asta. L'avvocato Coletta: "Ingiusta gogna mediatica"

Da sx Ieffi con l'avvocato Coletta

Scagionato a metà. Antonello Ieffi, l'imprenditore di Cervaro arrestato lo scorso mese di aprile dalla Guardia di Finanza di Roma con l'accusa di aver truffato lo Stato attraverso la mancata consegna di un ingente quantitativo di mascherine anti-covid, è stato assolto dal tribunale di Roma dall'accusa di 'inadempimento di contratto' mentre è stato condannato a due anni e sei mesi di reclusione per il reato di turbativa d'asta'. L'uomo, come spiega il suo legale di fiducia, l'avvocato Andrea Coletta, è stato sottoposto 'ad un'ingiusta gogna mediatica'.

La difesa

"Il mio cliente è stato incolpato per turbativa d’asta per avere partecipato al bando Consip con una società che aveva debiti con lo stato risalenti al 2008 e per avere partecipato alla medesima procedura d’urgenza con un’altra società il cui socio al 50% era amministrata da una signora di circa 80 anni che due anni fa circa aveva riportato una sentenza penale di condanna passata in giudicato e della quale Antonello Ieffi nulla sapeva. A questo punto, il 9 aprile 2020, a seguito del suo arresto, il mio cliente è stato dipinto come un truffatore perché avrebbe rubato soldi dello Stato (quindi dei contribuenti) e perché avrebbe preso in giro milioni di Italiani perché, secondo le tesi della Procura di Roma, avrebbe preso un corposo anticipo di soldi pubblici, evidentemente appropriandosene, e non avrebbe mai avuto le mascherine nella propria disponibilità così rimanendo inadempiente nei confronti degli Italiani. Nel più classico nei processi all’italiana, dopo tanto clamore, un responsabile lo si doveva trovare perché, parliamoci chiaro, se fosse stato assolto anche per le turbative d’asta (è stato condannato a due anni e sei mesi) possiamo immaginare cosa sarebbe scoppiato nel Nostro paese ma, sotto il profilo morale, il processo era ben altro ovvero dimostrare due cose: che Antonello Ieffi non ha preso un euro dei nostri soldi e che avrebbe portato le mascherine in Italia in un momento in cui vi era una necessità tremenda ed al prezzo di vendita a Noi di 0,349 (non di 0,50). Il cuore del processo ha portato ad una assoluzione piena per il capo B della imputazione perché sono state dimostrate le due anzidette questioni: Ieffi non ha intascato solo centesimo dei cittadini italiani e le mascherine sarebbero arrivate in Italia se la Consip avesse risolto l'accordo quadro tra la Biocrea e la Consip stessa".

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