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Domenica, 14 Aprile 2024
Cronaca

Dopo due anni in carcere per uno scambio di persona avrà 160 mila euro di risarcimento

Un 30enne di Frosinone era stato condannato per violenza sessuale su una 21enne

Era stato condannato a tre anni (due di carcere e uno ai domiciliari) e dopo oltre quattro anni si è capito che c'era stato uno scambio di persona. Stiamo parlando del 30enne di Frosinone Elvio Milvio condannato, appunto, in primo grado per violenza sessuale di gruppo nei confronti di una 21enne avvenuta in un casolare.

Milvio -  come riporta today.it - ha scontato la pena detentiva dal 19 dicembre 2016 fino all'8 agosto 2018. Da quella data, un ulteriore anno di arresti domiciliari. La liberazione è arrivata nel gennaio 2019; ora la corte d'appello lo ha riconosciuto innocente, assolvendolo con formula piena e disponendo che venga risarcito dal ministero dell'Economia con 160mila euro. 

Un errore di persona le cui ragioni, secondo i giudici d'appello, vanno rintracciate almeno in buona parte nel modo in cui furono svolte le indagini. "L'imputato, davanti al gip, negò di essere coinvolto nel delitto per il quale si procedeva, poiché, a suo dire, era vittima di un errore di persona, poi riconosciuto dalla sentenza di assoluzione in appello".

Come riportato dal Corriere della Sera, i giudici sottolineano che durante le indagini che non venne verificato l'alibi che Elvio Milvio sosteneva di avere: "Ero a casa con mia moglie", dichiarò. Una circostanza che però non fu adeguatamente accertata.

A spiegare come si sia potuta verificare la clamorosa vicenda giudiziaria è anche l’avvocato di Milvio, Emanuele Carbone: "Va detto che il processo di primo grado si è svolto con il rito abbreviato, per cui non ci fu modo di ascoltare alcun testimone, moglie compresa". Inoltre, spiega il legale, citato dal Corriere, "la vittima non fu precisa nell’indicare i suoi stupratori. La prima sera fece due nomi. Poi quelli degli altri. L’ultimo, Milvio appunto, disse invece di averlo riconosciuto sui social. Ma nel casolare dello stupro, al contrario degli altri 5, non furono trovate tracce del mio assistito".

Un calvario immeritato per il quale il 30enne non ritiene sufficiente il risarcimento accordato da 160.593 euro. Milvio ritiene che il danno subito sia superiore alla cifra stabilita dai giudici, per questo l'ordinanza della corte d’appello sarà ora impugnata dal suo avvocato davanti alla corte di Cassazione per chiedere l’importo massimo previsto per l’ingiusta detenzione, 516 mila euro.

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