L'egemonia dei Casalesi in Ciociaria tra spaccio di droga e riciclaggio

Questo quanto emerso nel rapporto presentato dalla Direzione Investigativa Antimafia. Inoltre, la provincia di Frosinone mostra aderenze da parte della malavita siciliana e quella campana

Prima il riciclaggio con il conseguente indebolimento dell'economia sana. Ora lo sfruttamento degli essere umani: gli immigrati sono la nuova 'gallina dalle uova d'oro' della malavita organizzata. A parlare è il report semestrale che la Direzione Investigativa Antimafia ha consegnato al Senato. Tutto scritto, nero su bianco. E anche questa volta, come accade oramai da anni, nelle trecento e oltre pagine di relazione, non poteva mancare il Basso Lazio e la provincia di Frosinone.

L'egemonia dei Casalesi

Nella provincia di Frosinone gli investigatori della Dia hanno registrato l'onnipresente egemonia dei Casalesi: per riciclare denaro e vendere ingenti partite di droga: cocaine e eroina nelle piazze di Cassino e Frosinone. Questo per l'aspetto malavitoso. Poi il clan di Sandokan e Zagaria ha interessi anche in attività meno visibili, meno controllabili come la gestione delle cave, estrazione dei materiali inerti e lo smaltimento di rifiuti. Durante il secondo semestre del 2017 gli investigatori della Dia nel Frusinate hanno raccolto tracce della presenza dei clan Di Lauro, Giuliano, Polverino, Licciardi, Contini, Mariano, Moccia, Mallardo, Gallo, Gionta, Anastasio Zaza, Schiavone, Noviello, Zagaria, Belforte, Bardellino e il clan siciliano dei Santapaola. Niente omicidio ma corruzione e collusione con i colletti bianchi e gli imprenditori in difficoltà: questa la parola chiave.

Trenta anni di 'infiltrazioni'

Venti latitanti della camorra arrestati in dodici anni in provincia di Frosinone. Un dato chiaro, che non può essere smentito e che la dice lunga su come la malavita organizzata, in questa zona cuscinetto tra Roma e Napoli, abbia trovato terreno fertile. Non solo i clan campani ma anche 'Ndrangheta, mafia siciliana e Sacra corona unita, nel corso dei decenni, hanno “investito” nella verde Ciociara e nel Cassinate. Un'unica provincia divisa però da vicissitudini storiche che ne hanno per sempre segnato crescita e sviluppo. Un piatto appetibile, per boss e colletti bianchi, è stata la Cassa del Mezzogiorno che, parlando in confini, smetteva di “foraggiare” legalmente imprese e imprenditori in quel di San Vittore del Lazio, a tre chilometri dalla provincia di Caserta e in un paese dove, al venerdì ed al sabato, i summit dei latitanti più pericolosi degli ultimi due secoli, hanno fatto storia.

La panacea Tav

A soli venti minuti di macchina dalla “calda” Casal di Principe e a quaranta dalla iperblindata Napoli. E allora sin dai primi anni ’70 le strategie più sanguinarie e criminose venivano studiate a tavolino in locali poco in vista della cittadina laziale. E non è un caso se, come emerge della indagini della Direzione distrettuale antimafia, la manovalanza degli attentati dinamitardi che distrussero la galleria degli Uffizi a Firenze, sarebbe partita proprio dal Cassinate e nella fattispecie da San Vittore. E che le verifiche dell'allora magistrato antimafia Raffaele Cantone portano tutte, seguendo la pista della Tav, a Frosinone, Cassino, Patrica, Anagni, Pontecorvo, Fiuggi. Una scelta di “infiltrazione a macchia di leopardo” quella fatta da ben undici gruppi criminali nel tratto dell'A1 che dal casello di Colleferro arriva a Caianello e viceversa. Perché la costruzione dell'autostrada prima e dell'Alta Velocità poi hanno attirato gli interessi delle mafie, come api sul miele.

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Le cooperative poco chiare

E se il passato non conforta, il presente nel Frusinate non ha certo i colori del rosa. Negli ultimi anni con il flusso migratorio dall'Africa hanno proliferato cooperative per l'accoglienza che sono divenute oggetto di delicate indagini ancora in corso. Un vero business che ha attecchito in luoghi dove la concentrazione malavitosa è più radicata e dove le forze dell'ordine in numero esiguo sono occupate a fronteggiare altre emergenze di vita quotidiana.

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