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Cronaca

Processo Acea, il Comune di Frosinone parte civile per 10 milioni di euro di danni

Il Gup ora dovrà decidere alla prossima udienza, fissata per il 15 novembre, sia in relazione all’ammissione delle costituzioni di parti civili di oltre 30 comuni ed associazioni e sia l’eventuale rinvio a giudizio

Si è tenuta nella giornata di martedì, innanzi al Tribunale di Frosinone, l’udienza preliminare relativa alla richiesta di rinvio a giudizio degli ex manager e revisori di Acea, unitamente agli ex funzionari della Sto, per i reati di falso in bilancio e frode in pubbliche forniture, contestati dalla Procura della Repubblica presso il tribunale di Frosinone, segnatamente dal dott. Adolfo Coletta.

Il Giudice dell’Udienza Preliminare, il dott. Antonello Bracaglia Morante, dovrà decidere, alla prossima udienza, fissata per il 15 novembre, sia in relazione all’ammissione delle costituzioni di parti civili di oltre 30 comuni ed associazioni, sia in ordine all’eventuale rinvio a giudizio, proposto dal Pubblico Ministero, dopo le complesse indagini di natura contabile e finanziaria, sulla gestione del concessionario del servizio idrico in provincia di Frosinone.

“Il Comune capoluogo – si legge in una nota inviata alla stampa -  rappresentato dall’avv. Paolo Tagliaferri, incaricato dalla giunta Ottaviani, ha depositato una costituzione di parte civile con richiesta di risarcimento per danni economici e patrimoniali, oltre che morali, pari a 10 milioni di euro, sostenendo che le amministrazioni comunali sono portatrici non solo di interessi propri degli Enti, ma anche di interessi diffusi, coincidenti con le popolazioni residenti e con tutti gli utenti che hanno riportato danni dal disservizio di Acea nel corso degli ultimi anni”.

In aula anche l’associazione codici

In aula anche l’associazione Codici, che ha avviato un’azione per tutelare gli utenti del servizio idrico. Un’iniziativa a cui è ancora possibile partecipare.

“I reati contestati sono pesanti – dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici – sarebbero stati gonfiati i bilanci nel periodo che va dal 2014 al 2017, un’accusa che si commenta da sola. È evidente che gli utenti devono essere tutelati ed il modo per farlo è risarcirli. Questa è la nostra richiesta, perché è chiaro che i conti non tornano e non è possibile che a pagare siano i consumatori, già costretti a fare i conti con un servizio che a volte risulta essere più che altro un disservizio”.

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