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Sabato, 21 Maggio 2022
L'indagine

Camorra, gli investimenti del clan Moccia in provincia di Frosinone

Nell'ordinanza a firma del Gip di Napoli, Maria Luisa Miranda c'è un ampio capitolo dedicato ad aziende acquisite e gestite nel corso degli anni e con sede a Patrica, Ferentino e Frosinone

Gli interessi economici del clan Moccia in provincia di Frosinone emergono tutti, ed in maniera dettagliata, nell'ordinanza di oltre 1500 pagine a firma del Gip di Napoli, Maria Luisa Miranda e che ha dato il via ad una lunga serie di provvedimenti restrittivi da parte dei Carabinieri del Ros e del Gico della Guardia di Finanza.

Le intercettazioni telefoniche ed ambientali raccontano di interessi economici nella parte Nord della Ciociaria, tra Patrica, Ferentino e Frosinone dove risiedono persone coinvolti nella maxi indagine di oggi e che ha portato all'arresto di 52 persone tra carcere e domiciliari. Un aspetto che certo non suona nuovo in una provincia-cerniera tra il Lazio e la Campania e che in passato ha dato rifugio a latitanti di caratura nazionale. 

Del resto lo stesso Luigi Moccia evase dal carcere di Frosinone insieme a Cesare Battisti. Era il 4 ottobre 1981 quando un commando riuscì a liberare Cesare Battisti e Luigi Moccia. I due insieme ad altri sette furono processati e condannati presso l'allora palazzo di Giustizia situato nel centro storico del capoluogo che restò blindato per giorni, fino alla sentenza quando, su decisione del presidente Fausto Zapparoli (giudici a latere Rodolfo Messina e Giovanni Ferri) e con il pm Paolino Dell'Anno, Battisti e Moccia vennero condannati a cinque anni di reclusione.

Il potere del clan

Oggi i militari del Ros hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa il 9 aprile scorso dal G.I.P. di Napoli, nei confronti di 57 indagati (per 36 veniva disposta la misura del carcere, per 16 la misura degli arresti domiciliari e per 5 la misura del divieto temporaneo di esercitare attività d’impresa) poiché gravemente indiziati a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, autoriciclaggio, fittizia intestazione di beni, corruzione, porto e detenzione illegale di armi da fuoco, ricettazione, favoreggiamento, reati aggravati dalla finalità di agevolare il clan Moccia.

Contestualmente, il gruppo d’investigazione sulla criminalità organizzata della Guardia di Finanza ha eseguito ulteriori 2 misure del divieto temporaneo di esercitare attività d’impresa e un decreto di sequestro preventivo d’urgenza di beni mobili, immobili e di quote societarie per un valore di circa 150.000.000 di euro.

Le indagini

L'indagine ha consentito di acquisire gravi indizi circa l'esistenza e l'operatività dell'organizzazione mafiosa, strutturata verticisticamente ed organizzata su diversi livelli di comando e di competenza territoriale, della quale sono ritenuti capi - secondo gli inquirenti - i fratelli Moccia Angelo, Luigi e Antonio ed il loro cognato Fillippo Iazzetta. Questi, anche in stato detentivo e sebbene Angelo e Luigi si fossero da tempo trasferiti a Roma, avrebbero veicolato ordini agli affiliati, a vario livello a loro subordinati, anche promuovendo all'occorrenza specifici reati, consumati sia dai vari sottogruppi territoriali costituenti l'ala militare dell'organizzazione, sia da imprenditori attivi nel settore del recupero degli olii esausti di origine animale/vegetale di tipo alimentare e degli scarti di macellazione, nonchè nei grandi appalti ferroviari e dell'alta velocità, cui avrebbero impartito direttive e fornito ingenti provviste derivanti dall'accumulazione illecita, nel tempo, di ingenti capitali. 

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