Roma, il pd e le nuove elezioni comunali: i rischi del tripolarismo "spurio"

Il PD perde i ballottaggi in provincia di Roma e nel Lazio.  E' un dato, questo, che va preso in seria  considerazione. Anche perché le ricadute sulla mappa geo-politica del territorio sono importanti. Come importanti sono le contromisure da...

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Il PD perde i ballottaggi in provincia di Roma e nel Lazio. E' un dato, questo, che va preso in seria considerazione. Anche perché le ricadute sulla mappa geo-politica del territorio sono importanti. Come importanti sono le contromisure da prendere.

I numeri parlano chiaro: a Guidonia, Rieti, Ladispoli, Grottaferrata e Frascati i ballottaggi sono stati negativi. Solo Cerveteri sembra andare contro tendenza. Viene così confermato un trend che già negli ultimi anni aveva evidenziato delle perdite clamorose: basti pensare alle elezioni di Roma, in primis, ma anche a quelle di centri urbani come Civitavecchia, Nettuno, Tivoli, Mentana, Marino, Anguillara, ecc. Si tratta di una perdita di voti corrosiva, che nelle ultime elezioni a Roma e nel Lazio si attesta a quota 11%.

Quali sono le cause? Indubbiamente incide l'astensionismo, che ha sempre un impatto maggiore sui partiti di governo . C'è poi il persistere del voto di protesta, che tende a favorire il neopopulismo e i gruppi politici che lo rappresentano. Questi due fenomeni, anche se hanno un forte impatto locale, risentono del contesto politico extra-territoriale sia nazionale che internazionale. Sono infatti ampiamente diffusi anche fuori dall'ambito regionale. Come pure diffuso al livello extra-territoriale è il problema della legge elettorale. Il doppio turno non favorisce il PD. Nei ballottaggi gli elettorati di destra e dei cinque stelle si sommano contro il centrosinistra, formando una massa compatta che distorce la rappresentatività elettorale oggettiva.

Ci troviamo di fronte a una situazione inedita per il nostro Paese: un sistema politico che da bipolare diventa tripolare. Si tratta però di un tripolarismo "spurio", perché in realtà i due poli avversari del centrosinistra si collocano entrambi a destra. Sono due varianti della stessa ideologia. Nel ballottaggio, quindi, si sostengono a vicenda, e a seconda del peso politico che, di volta in volta, assume la destra classica o il M5S, i voti si spostano a sostegno di chi tra le due forze elettorali ha più voti e più possibilità di vincere. Il tutto, contro il PD, indipendentemente dal consenso effettivo che i singoli partiti possiedono se presi in modo autonomo.

Per neutralizzare i tre fenomeni descritti, ovvero l'astensionismo, la protesta e il ballottaggio, in un sistema tripolare "spurio", occorre un'azione politica chiara e determinata. Il problema è quale soluzione scegliere. Tra i dirigenti del partito c'è chi propone di dare maggior peso alle coalizioni, che nel centro sinistra sembrano deboli o assenti. C'è chi invece chiede di archiviare il passato e di ristrutturare ex-novo la configurazione politica del partito. Indubbiamente ci sono sia problemi di isolamento che di organizzazione. Il PD, però, in questo momento ha bisogno di una nuova fase riformista, capace di dare forza a idee nuove, a progetti di inclusione diffusa e di partecipazione attiva da parte degli iscritti e degli elettori.

Il PD ha bisogno di rafforzare la sua "egemonia", ovvero la sua cultura e il modo di comunicare. Per farlo occorre rafforzare il networking, dentro e fuori il partito, creando legami "multipli" al livello organizzativo e inter-organizzativo. Occorre saper passare dal partito tradizionale all'iper-partito. Il Nuovo Principe, per parafrasare Antonio Gramsci o, meglio il Principe Post-moderno dovrà radicarsi sul territorio con maggiore incisività. Anche se nelle prossime elezioni, quelle Regionali, non si vota con il doppio turno, non si può abbassare la guardia. Gli effetti del tripolarismo "spurio" non sono ancora tutti noti, e le sorprese sono dietro l'angolo. Per non parlare del rischio che si potrebbe andare verso l'election day con le politiche.

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