Roma, il piano industriale di Mps e la questione bancaria

di Luigi Gentili Il Governo ha rilasciato la fiducia ai manager del Monte dei Paschi, ora impegnati nella realizzazione di un  piano industriale che verrà presentato alla Bce e alla Commissione Ue.

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di Luigi Gentili

Il Governo ha rilasciato la fiducia ai manager del Monte dei Paschi, ora impegnati nella realizzazione di un piano industriale che verrà presentato alla Bce e alla Commissione Ue. Il cammino della nazionalizzazione temporanea del Monte, che vede il Tesoro primo azionista, proseguirà con un nuovo consiglio di amministrazione. E' importante sottolineare che l'attuazione del piano sarà sottoposto al controllo incessante in sede europea, e da parte del governo italiano, che riferirà regolarmente al Parlamento. Si tratta di un'operazione articolata che ha come principali obiettivi quelli di ridefinire il consolidamento bancario, la pulizia dei bilanci e la ripresa della crescita.

Ora è importante, come afferma il ministro per l'economia Pier Carlo Padoan, che la giustizia punisca in fretta chi ha sbagliato. Più scivoloso è invece Il nodo della trasparenza: ovvero la pubblicazione dei nomi relativi ai grandi debitori insolventi. Su questo fronte potrebbero nascere delle questioni di legittimità, e per Padoan occorre distinguere i comportamenti scorretti da quelli sfortunati. Una cosa però è certa: la situazione critica che contraddistingue il sistema bancario italiano necessita di scelte chiare, capaci di dare un segnale di sicurezza sui mercati. Anche perché il cambiamento bancario non riguarda solo il Monte dei Paschi. In gioco ci sono anche l'avvio dell'aumento di capitale di Unicredit, la decisone di Ubi sull'acquisto delle quattro good banks e l'aggregazione fra Bpm e Banco Popolare

Stanziare 20 miliardi, per ricapitalizzare e garantire la liquidità delle banche in crisi, è stato necessario per fronteggiare la crisi politica del post-referendum. E' una delle prime conseguenze della vittoria del No al referendum costituzionale, che ha visto un fronte antigovernativo impegnato esclusivamente a far dimettere il Premier in carica pur sapendo che, senza una legge elettorale in vigore, l'elezione immediata di un nuovo esecutivo era impossibile. E' stata quindi indebolita l'immagine di stabilità del nostro governo, e questo ha prodotto la fuga di tutti gli investitori esteri che si erano dimostrati favorevoli ad investire nel risanamento bancario nazionale. Inoltre, ciò ha indebolito anche la capacità di negoziazione che l'Italia ha sul fronte della vigilanza bancaria europea.

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Il problema è palese. Non si capisce per quale motivo le banche italiane vengono ritenute al alto rischio di insolvibilità per i crediti deteriorati che hanno al loro interno mentre ciò non avviene per le banche tedesche e francesi, dove è il possesso di derivati e di titoli un tempo definiti "tossici" è elevato. Qualcuno afferma che questi titoli "illiquidi" sono difficili da valutare. Forse per questo non dovrebbero essere ancora più a rischio? Molti studi dimostrano che le "Zombie bank", ovvero gli istituti bancari che custodiscono grandi quantità di derivati, sono ad elevato rischio sistemico. Questo squilibrio valutativo ha enormi ripercussioni sulle casse delle Stato e sul fabbisogno di ricapitalizzazione delle banche. E' per questo che il rapporto tra l'Italia e il club franco-tedesco , sul versante negoziale, è importante, e l'Europa deve diventare un campo da gioco senza determinati conflitti.

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