Roma, industria 4.0: la competitività riscopre la manifattura

di Luigi Gentili La disputa tra Roma e Bruxelles in vista dei conti pubblici italiani è iniziata. Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Junker rimane ostinato nella sua difesa al Patto di Stabilità e Crescita, criticata invece da...

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di Luigi Gentili

La disputa tra Roma e Bruxelles in vista dei conti pubblici italiani è iniziata. Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Junker rimane ostinato nella sua difesa al Patto di Stabilità e Crescita, criticata invece da più fronti. Per Junker le regole di bilancio "non sono stupide", e non sono neanche eccessive: lo dimostra il fatto che sono stati introdotti diversi elementi di flessibilità. Eppure i governi del Nord Europa hanno messo in discussione alcune decisioni della Commissione, ritenute troppo discrezionali. Nello specifico, Bruxelles ha deciso di dare più tempo alla Spagna, al Portogallo e alla Francia per agire sui loro conti pubblici. Per quanto riguarda l'Italia, invece, nel 2016 la Commissione ha accordato al Paese particolari margini di flessibilità di bilancio, visti di cattivo occhio da alcuni settori politici tedeschi, olandesi e francesi. Junker difende la sua strategia di politica economica affermando che il deficit pubblico, nella zona euro, è sceso dal 6,3% nel 2009 all'1,9% del Pil di oggi. Riguardo all'Italia, ricorda che i margini di manovra concessi pesano per un totale di 19 miliardi di euro.

Entro il 15 ottobre i Paesi dell'Unione Europea dovranno presentare il loro progetto di bilancio per il 2017. Stando alle norme europee, l'Italia non potrebbe godere di ulteriori margini di flessibilità. La trattativa però è in fermento. Alcune concessioni possono essere strappate per via del terremoto e dei migranti. Inoltre, l'Italia si trova in una situazione particolare, visto i timori di instabilità politica che potrebbero nascere da un esito negativo al prossimo referendum costituzionale. Nello stesso tempo alcuni Paesi del Nord come la Germania o l'Olanda saranno alle prese nel 2017 con delle elezioni difficili e potrebbero irrigidirsi - per via del loro elettorato - nel concedere ulteriori margini di manovra. Resta ferma anche l'urgenza di aiutare l'economia. E' per questo che la nuova manovra di bilancio deve continuare a sostenere una politica di tagli fiscali. Il nostro Paese non può accettare l'austerità, ha bisogno di una politica economica espansiva, tale da sostenere una "progressione del Pil", ossia una crescita che c'è ma è lenta e affannosa. In tal senso, il piano di Industria 4.0, destinato ad entrare nella legge di bilancio, è fondamentale.

L'industria 4.0 rappresenta un punto di svolta nell'economia del nostro Paese. Essa ha un ruolo incisivo per sostenere la competitività delle imprese e la ripresa degli investimenti. Ciò è dovuto a una serie di misure "orizzontali" per tutti i soggetti economici che fanno un determinato tipo di investimento. La novità è che cambia il modo di agire sull'economia. Il Governo non sceglie le aree in cui intervenire e neanche a "chi" conferire gli incentivi. Ciò che viene scelto è "cosa" promuovere, erogando risorse in maniera orizzontale. La finalità è quella di risolvere alcuni nodi che soffocano l'economia: la carenza di investimenti in ricerca e sviluppo, il basso livello di investimenti in macchinari, l'insufficienza dei finanziamenti per l'espansione delle piccole imprese innovative e delle start-up. Nell'agenda di governo appaio incentivi come il super e l'iperammortamento e il bonus ricerca. L'obiettivo è spingere verso la modernizzazione, premiando le imprese virtuose e la competitività basata sulla qualità. Dall'energia ai trasporti, dall'Ict alla microelettronica, dall'aereospazio ai beni strumentali, sono questi gli ambiti tecnologici prioritari su cui si interviene. Si tratta di una visione strategica in grado di dare una scossa al nostro Paese, stimolando l'imprenditorialità al suo interno e rafforzando l'innovazione per contrastare i produttori low cost dei Paesi emergenti e le imprese high tech appartenenti ai Paesi più industrializzati.

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