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Incendio castello di San Tommaso, Giuseppe Sacco scrive al ministro Franceschini: "Un duro colpo inferto senza scrupoli"

Il sindaco di Roccasecca, in una lunga lettera trasmessa al responsabile del dicastero dei Beni Culturali, chiede di non essere lasciato solo e sollecita un immediato intervento

L'incendio che ha distrutto il camminamento che porta al castello dei Conti d'Aquino dove San Tommaso è nato e cresciuto, ed ha fortemente compromesso le mura del maniero, ha indotto il sindaco di Roccasecca, l'avvocato Giuseppe Sacco a prendere carta e penna ed a scrivere al ministro della Cultura e dei Beni Culturali,  l'onorevole Franceschini. Il rogo, quasi certamente di natura dolosa, ha mandato in fumo quella parte del monte Asprano che raccoglie secoli di storia della nostra nazione e un intervento immediato da parte del Governo potrebbe evitare che il lavoro svolto fino ad oggi per la tutela del patrimonio archeologico non resti vano. 

La lettera

"Onorevole Ministro, chi le scrive é il sindaco di Roccasecca, un comune di circa sette mila anime in provincia di Frosinone, conosciuto per aver dato i natali a San Tommaso d’Aquino. Una città che nel corso dei secoli é cresciuta con il suo bagaglio di storia orgogliosa delle sue nostre origini: le ritroviamo ogniqualvolta orientiamo lo sguardo verso il monte Asprano, dove i ruderi del Castello dei Conti D'Aquino dominano tutta la vallata.

Le scrivo mentre tutta la nostra comunità e tutto il nostro territorio sta cercando, a poche ore dall’accaduto, di guardare con ottimismo al prossimo futuro dopo che le fiamme divampate improvvisamente per opera di mani ignote, hanno interessato anche il nostro Castello. Un duro colpo inferto senza scrupoli non soltanto alla nostra storia, alla nostra cultura ed alla nostra identità, ma anche al nostro orgoglio, quello che ha animato le recenti scelte amministrative e tutti gli sforzi per rendere di nuovo fruibile il parco archeologico che circoscrive il Castello e che si completa fino a raggiungere la torre cilindrica, tra le poche rimaste intatte nel nostro paese.

Parlare al passato stamane è un enorme sacrificio per me poiché, come ben potrà immaginare, la struttura è stata devastata dalle fiamme e con essa gli ettari di verde che rendevano ancor più suggestivo il complesso. Le mani e l’insana volontà di portare distruzione nelle nostre terre così come in quelle di tutta l’Italia che in questi giorni è devastata dalle fiamme, ricevono la condanna di quanti della tutela della natura e dei beni storici ne comprendono l’enorme importanza. 

Ma nel nostro caso oltre alla condanna si aggiunge la rabbia verso coloro che in un battibaleno hanno vanificato gli sforzi di un’amministrazione comunale che proprio in questi giorni si apprestava a rendere di nuovo fruibile la struttura ed a riconsegnarla ufficialmente ai cittadini.

Lei, signor Ministro, sa bene quanto siano centellinate le risorse statali messe a disposizione dei comuni da destinare alla cultura ed alla conservazione dei beni storici. Nonostante ciò abbiamo ritenuto una priorità preservare la storia ed al contempo investire sul nostro territorio, certi che la storia e la cultura siano elementi imprescindibili per guardare con ottimismo al presente ed al futuro.

Si chiederà perché mi rivolgo a Lei e per quale motivo un sindaco senta il bisogno di raccontare l’accaduto ad un Ministro e soprattutto si chiederà quale potrebbe essere la risposta che questo sindaco vorrebbe ricevere da Lei che di storie come queste ne sentirà ogni giorno. 

Mi piacerebbe una parola di conforto, mi piacerebbe sentirmi dire che non saremo abbandonati a noi stessi e soprattutto mi piacerebbe poter contare su un sostegno concreto. Perché signor Ministro, il Paese che è la culla della cultura ha immense potenzialità per dare concretezza agli intendimenti che l’Europa ha in animo di realizzare nel prossimo futuro ed i Comuni, in questo scenario, hanno un ruolo insostituibile.

Noi siamo pronti come sempre a dare il nostro contributo, anche di idee e di progettualità per valorizzare il nostro territorio attraverso la nostra storia. Ma abbiamo bisogno di quelle risorse che oggi sono probabilmente l’unica vera prospettiva per preservare quanto ci ha consegnato in dote la storia e per garantire crescita e sviluppo alle future generazioni.
 

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