Festival delle storie, giustizia ed economia con Cantone e Cottarelli

Ospiti a Picinisco il 29 agosto saranno Manlio Castagna, Raffaele Cantone, Carlo Cottarelli e Davide Rondoni

Il Festival delle Storie fa tappa a Picinisco il 29 agosto. L’animale protagonista è la pecora quadricorna. È il simbolo dei devianti e dei divergenti, di chi sceglie o si ritrova ad andare in direzione ostinata e contraria. È chi sfugge alle leggi del branco e la minoranza che cerca i propri diritti. A volte silenziosa, impercettibile ma comunque caparbia, tenace, risoluta. In maniera forte. È la forza del coraggio ma anche il prezzo da pagare per una scelta differente e discordante. Una scelta che non è allineata e che non tutti possono compiere. 

Apre alle 18, in piazza Ernesto Capocci, Manlio Castagna, del Giffoni Festival, ci racconta la storia di quattro ragazzi impegnati in una missione per proteggere l’umanità da un mondo oscuro e parallelo. Il primo romanzo è “Il libro delle porte”, il secondo “La terra del non ritorno”. Tutto comincia a Petrademone, con la strana scomparsa dei border collie di famiglia. Una saga di grande successo che si inserisce nella tradizione del fantastico italiano.  

Alle 19 Radiolivres con Raffaele Cantone. Magistrato, scrittore, docente universitario, Raffele Cantone, che dal 2014 è stato Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, ci racconterà di lui attraverso le canzoni che sceglierà come momenti simbolici della sua vita, tra storie private e vicende professionali. 

Alle 21 altro grande appuntamento con Carlo Cottarelli. Economista, editorialista, uno dei protagonisti della trasmissione televisiva “Che tempo che fa?”, Carlo Cottarelli è una delle voci più autorevoli nel campo economico e finanziario internazionale. E’ stato premier incaricato dal presidente della Repubblica nel 2018. Per anni al Fondo Monetario Internazionale, è oggi docente all’università Bocconi di Milano. 

Chiude alle 22 Davide Rondoni. Come raccontare i 200 anni de L’infinito di Giacomo Leopardi? Ci pensa Davide Rondoni con “E come il vento”. Un viaggio, con il pianoforte di Virgilio Volante, con questo infinito tra i denti e nel cuore. Perché certe opere del genio umano non si possono banalmente “capire”, ma superano ogni tentativo di definizione, si devono piuttosto con-prendere, portare con sé e sempre occorre lasciarsi interrogare, stupire, guidare. Ancora ci fissa negli occhi il ragazzo di Recanati che mormorava “infinito”. Se in Natura tutto è finito, perché l’anima si addolora per il venire meno di ciò che ama e le dà piacere?

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