Frosinone, "Le molteplici realtà" di Gea Casolaro conquistano il pubblico

Chiave di lettura della meravigliosa mostra in programma fino al 21 febbraio. L’artista ha dialogato con il critico d’arte Claudio Libero Pisano

"Ognuno di noi vede le immagini diversamente". Incanta il pubblico, Gea Casolaro, con i suoi scatti e la sua poetica fatta di bellezza e di realtà catturate in un filo conduttore che racconta più immagini in dialogo tra loro.

“Una molteplice realtà” è il titolo dell’esposizione in mostra a Palazzo Tiravanti dallo scorso dicembre e che rimarrà aperta fino al prossimo 21 febbraio. Una mostra realizzata in collaborazione tra Accademia di Belle Arti di Frosinone e The Gallery Apart di Roma.

Nel pomeriggio del 15 gennaio, nella sala teatro dell’Accademia, l’artista romana ma parigina di adozione ha dialogato con il critico d’arte Claudio Libero Pisano, che ha coordinato l’esposizione con il supporto degli studenti del corso di Comunicazione e Valorizzazione del patrimonio artistico.

Un pomeriggio intenso per svelare qualche chiave di lettura alle opere fotografiche per cui Gea Casolaro è nota in tutto il mondo. Scatti in cui, attraverso particolari dettagli, l’artista riesce a svelare le “molteplici realtà” che affollano il quotidiano. Una molteplicità di punti di vista che, rendendo unico ogni individuo, ha spinto Casolaro a scegliere di realizzare sempre e soltanto opere uniche, sebbene il mezzo fotografico abbia invece introdotto nella storia dell’arte i concetti di riproducibilità e di serialità.

Il percorso della mostra comprende serie fotografiche realizzate in un arco temporale molto vasto, a partire da “At the same time dans le même paysage” (1997) e “Human Landscapes” (1997) in cui Casolaro avvia un lavorio di dislocamento di senso tra realtà e immagine, provocando una sorta di smottamento percettivo attraverso il quale instillare un dubbio sottile e insinuante nelle nostre certezze. L’inserimento di immagini l’una nell’altra, il loro affiancamento, la loro sovrapposizione creano visioni molteplici utilizzate dall’artista per lanciare connessioni di senso e per negare presunte superiorità valoriali su aprioristiche e fideistiche verità assolute. Ecco allora le serie “Visioni dell’Eur” (2002-2006), “Permanente presenza” (2007), “Still here” (2009-2013), “Forever Montecarlo” (2013) e “Sharing gazes” (2013-2017), dove Gea unisce sapientemente immagini tratte da fotografie familiari, frames da film, fotografie da archivi e foto scattate personalmente dall’artista o condivise con altri fotografi. Ne emergono interpretazioni di luoghi, storie vissute, icone cinematografiche e persone anonime che, unite in punti di contatto fisico, danno vita a nuovi universi di senso. La non oggettività dell’immagine tocca il suo apice con la serie “South” (2008- 2009), con cui Casolaro chiede allo spettatore di abbandonare i propri schemi visivi, e quindi valoriali, per percepire in modo differente e più ampio la realtà del mondo circostante. Nella sala teatro dell’Accademia sarà possibile seguire una lunga intervista video a Gea Casolaro che permetterà ai visitatori di entrare ancora più in profondità nella conoscenza dell’opera e della visione del mondo dell’artista.

Nella chiacchierata con Claudio Libero Pisano, l’artista ha fatto luce sul suo lavoro e il suo rapporto con le immagini, l’attualità, la società, la storia, in una ricerca che mira ad attivare un dialogo permanente tra le esperienze e le persone, per ampliare la capacità di analisi e di conoscenza della realtà attraverso i punti di vista altrui.

Tra i suoi progetti più famosi ricordato nel pomeriggio di dialogo in Accademia, “Maybe in Sarajevo”, datato 1998 e un omaggio poetico alla città incrocio di culture e religioni differenti devastata da anni di guerra.

La mostra rimarrà aperta fino al 21 febbraio. È possibile visitarla dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 18.

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