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Roma, successo per il convegno “Grecia chiama Europa”promosso dalla Fondazione Lelio e Lisli Basso e organizzato dalle edizioni Bordeaux

Mentre a Bruxelles sono in corso le consultazioni per decidere se accogliere le proposte economiche del duo Tsipras-Varoufakis, ieri pomeriggio a Roma si è svolto “Grecia chiama Europa”, un interessante convegno promosso dalla Fondazione Lelio e...

Mentre a Bruxelles sono in corso le consultazioni per decidere se accogliere le proposte economiche del duo Tsipras-Varoufakis, ieri pomeriggio a Roma si è svolto "Grecia chiama Europa", un interessante convegno promosso dalla Fondazione Lelio e Lisli Basso e organizzato dalle edizioni Bordeaux, le quali hanno recentemente pubblicato due libri riguardo la situazione politica greca.

Hanno partecipato Francesco Anghelone e Theodoro Synghellakys, autori rispettivamente de "La troika sull'Acropoli" e de "La mia sinistra - intervista ad Alexis Tsipras", oltre che a esponenti della sinistra italiana come Stefano Fassina, PD e vice-ministro nel governo Letta, Marco Furfaro, coordinatore nazionale di Sel, Pino Di Taranto, professore dell'Università Luiss-Guido Carli, e Tobias Piller, corrispondente della Frankfurter Allgemeine Zeitung.

Il terremoto politico scatenato in Europa con la vittoria di Syriza nelle recenti elezioni greche ha portato non solo a un serio dibattito riguardo le politiche di austerity promosse dalla Commissione Europea, ma anche a un'analisi attenta della situazione economica al tempo della crisi e della finanza, sempre più decisiva nei processi economici attuali. Pino Di Taranto ha osservato che dopo il varo della moneta unica, le decisioni politiche hanno favorito principalmente un paese, la Germania, mentre altri stati, a causa di condizioni sfavorevoli di cambio valuta (l'Italia è stata particolarmente sfavorita con un cambio imposto a 1932 lire per euro), hanno perso competitiva. Al tempo stesso, il professore della Luis ha sottolineato il rischio di uscita dall'Euro per un singolo paese, il quale verrebbe messo sotto scacco dalla feroce speculazione internazionale. L'esponente di Sel, Furfaro, si è chiesto se non sia giusto pensare a un piano comune di uscita dall'Euro, in nome di quel principio di solidarietà, valore fondante dell'Unione.

Stefano Fassina, esponente della minoranza interna PD, ha spiegato che l'arrivo dell'Euro ha permesso alla finanza di operare anche in paesi dove tradizionalmente veniva scoraggiata, a causa dell'instabilità economica e della debolezza strutturale delle valute nazionali. Fassina, pur precisando di non difendere nella maniera più assoluta le condizioni pre-Euro (e di quando l'Italia svalutava la lira per incoraggiare le esportazioni), ha rimarcato come il punto focale dello sviluppo siano le riforme.

C'è stato naturalmente spazio anche per il punto di vista tedesco, espresso efficacemente da Tobias Piller, volto noto anche per via delle presenze a Porta a Porta, secondo cui il problema della Grecia sia quello di ottenere una autonomia strutturale. Reggersi sulle proprie gambe attraverso maggiore ricerca, maggiore innovazione e maggiore imprenditorialità, senza fare affidamento agli aiuti di terzi o quarti (la Cina ha già investito massicciamente nel porto del Pireo). Anche perché il rischio - in parte condivisibile - è che se le politiche di austerity vengano allentate, alcuni Stati potrebbero adagiarsi troppo, allentare i cordoni e dimenticarsi delle riforme - tanto i debiti verrebbero pagati dalla Bce - con il rischio di un effetto domino sull'intera Unione.

Dal convegno di ieri è emerso anche l'importante interrogativo, più che mai attuale, se le istituzioni democratiche oggi in Europa siano efficaci, perché - come ricorda Francesco Anghelone - lo spazio di manovra dei governi nazionali, democraticamente eletti, sembra ridotto a causa delle decisioni prese in ambito europeo. Diventa così più difficile operare le riforme votate dai cittadini e accogliere quelle istanze di giustizia sociale che arrivano dal basso. Di certo l'Europa è nata per favorire l'evoluzione e la piena realizzazione dei suoi cittadini, e il libero mercato abbattendo i regimi di monopolio e di oligarchia economica. Non per aggiungere ai vecchi nuovi problemi o per far conflagrare su se stessa un'intera nazione.

Mario Sammarone

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