Troppi episodi violenti in provincia, c'è chi invoca una presenza più forte dell'antimafia

Indagini di caratura nazionale messe a segno, in tre giorni, da Carabinieri e Finanza con pochi mezzi ed investigatori. Lo Stato elogia ma c'è chi lotta coraggiosamente contro la criminalità che dopo il Covid inizia a trovare terreno fertile

Una presa di coscienza della politica, riguardo la presenza di 'focolai' della criminalità organizzata in provincia di Frosinone ed in particolar modo nel Cassinate e nel Sorano, potrebbe essere risolutiva per aiutare e sostenere forze dell'ordine e magistratura, in una coraggiosa lotta, a volte impari, per il ripristino di legalità e sana economia. Servono uomini e mezzi oltre che proposte su carta e appelli di solidarietà. Serve personale qualificato, avvezzo alle più moderne tecnologie. Servono più uomini e auto per intercettazioni e appostamenti. Perché il vecchio metodo del 'pedinamento' è tornato ad essere essenziale per gli investigatori nostrani dopo che la malavita ha scoperto che l'uso della tecnologia in alcuni casi può essere controproducente.

Cerniera per il crimine

Una provincia-cerniera, quella di Frosinone, situata tra Lazio e Campania, che riesce a produrre, a livello investigativo, indagini di caratura e spessore nazionale. Come accaduto in questi ultimi giorni. A Cassino, grazie ad un intenso lavoro dei carabinieri della sezione operativa, è stato smantellato un presunto gruppo fuoco, composto da giovani di etnia rom che avrebbero tentato di uccidere, a colpi di pistola, un 'concorrente' nella vendita di droga nelle piazze cittadine. Nelle settimane precedenti i militari del tenente Massimo Di Mario e del capitano Ivan Mastromanno, hanno arrestato un usuraio che minacciava le vittime a suon di pugni paventando legami con i Casalesi. Hanno inoltre bloccato diversi 'corrieri della droga' trovati con ingenti quantitativi di cocaina destinati alle piazze del territorio. E sempre a Cassino, ma questa volta la Guardia di Finanza, lo scorso venerdì, ha scoperto la presenza di attività commerciali che vendevano mascherine contraffatte. Oltre un milione di pezzi sequestrati e tre imprenditori denunciati. A coordinate le due inchieste è stata la Procura della città martire. Sotto la direzione del procuratore capo Luciano d'Emmanuele prestano infatti servizio otto sostituti procuratori, divisi per competenze. E' stato lo stesso dottor d'Emmanuele a creare dei gruppi di eccellenza mirati: c'è chi si occupa solo ed esclusivamente di reati legati all'usura, all'estorsione, alla droga e chi si occupa di reati legati alla pubblica amministrazione (corruzione e concussione), alla violenza di genere.

Carenza di personale

Un lavoro costante e senza tregua che si avvale delle forze dell'ordine che, però, hanno sempre meno personale a disposizione. Chi porta avanti indagini delicate e che richiedono grande lucidità mentale, è costretto a fare anche l'attività ordinaria: ordine pubblico, prevenzione territoriale e l'accoglimento delle denunce che vanno dalla violenza domestica alla lite condominiale. Un surplus di lavoro che rallenta quindi le attività investigative e che rende impari la lotta contro il crimine, che si rafforza e si insinua nella società civile. La crisi economica scaturita con l'arrivo del Coronavirus, quindi, rischia di far ingrassare le casse dei clan e di coloro che nel Frusinate sono 'al servizio' della malavita. Il danaro facile diventa cosa allettante, soprattutto per un imprenditore strozzato dai debiti che crede di poter risolvere i problemi chiedendo un prestito ad 'amici degli amici'. La strada verso il baratro inizia in quel preciso momento e se non si trova il modo di contrastare chi 'offre' danaro facile, in quel baratro finiranno in tanti, troppi. Per questo lo Stato deve potenziare le realtà militari in provincia: Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia hanno bisogno di uomini e mezzi e non di 'toppe' con le quali andare avanti nel tempo.

'Avamposti' sguarniti

Un esempio per tutti è la compagnia dei Carabinieri di Cassino, elevata a Gruppo sulla carta ma di fatto ancora Compagnia. I militari del colonnello Fabio Cagnazzo in meno di tre anni, con una squadra composta da pochi ma validi elementi, sono riusciti ad assegnare alla Giustizia pericolosi criminali che in città seminavano il terrore e che sono stati protagonisti in prima persona di processi di stampo mafioso. Hanno risolto in meno di 24 ore l'efferato omicidio di un bimbo di due anni e nel contempo portato avanti due indagini per due tentati omicidi. La Polizia di Stato e la Guardia di Finanza hanno assegnato alla Giustizia gli oltre trenta componenti di un gruppo che lucrava sugli immigrati. L'indagine 'Welcome to Italy', infatti, ha consentito di scoprire una maxi truffa ai danni dello Stato e di far luce sulle condizioni in cui erano costretti a vivere i richiedenti asilo politico. Mesi e mesi di verifiche compiute da pochi uomini e con pochi mezzi. Eppure il senso civico e il rispetto per il prossimo hanno avuto la meglio nonostante le tantissime difficoltà.

Il video choc

Il pericolo clan

In questo quadro così poco confortante per il prossimo, a lanciare una proposta (che fino a questo momento sembrerebbe essere rimasta tale) è stato l'onorevole Raffaele Trano, componente del Gruppo Misto alla Camera dei deputati ed originario di Formia. Il parlamentare elogia i Carabinieri che "hanno eseguito cinque misure cautelari a carico di esponenti delle famiglie di origine nomade Di Silvio e De Silva. Provvedimenti disposti nell'ambito di un'inchiesta sulla gestione di una ricca piazza di spaccio da parte della criminalità di origine nomade, arrivata ad eseguire aggressioni e anche tentativi di omicidio nei confronti di spacciatori autonomi che non sottostavano alle regole del clan. Da tempo sono molte le indagini svolte su tale fronte nella città martire, dove i Di Silvio e altri gruppi a loro collegati gestiscono un traffico di droga all'apparenza con modalità mafiose, dedicandosi anche all'usura e alle estorsioni. Sfruttano il potere di intimidazione che deriva dal loro nome, generando una diffusa situazione di insicurezza in diverse aree della città. I clan di origine nomade, dopo aver messo radici in diversi centri del Lazio, si muovono dunque in un contesto regionale, stanno aumentando il loro potere, siedono al tavolo con i referenti delle organizzazioni mafiose storiche e sono spesso ritenuti a loro volta un'associazione di stampo mafioso, come è stato sostenuto dagli inquirenti per i Casamonica e gli Spada a Roma e per i Di Silvio di Campo Boario a Latina". E fin qui un discorso retorico e noto a tutti. 

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La proposta politica

La concretezza della proposta arriva quando Trano scrive "sarebbe opportuno che la stessa Antimafia accendesse un faro su Cassino e sugli altri centri della provincia di Frosinone dove la criminalità di origine nomade si è resa protagonista anche di terribili episodi di violenza. E allo stesso tempo ritengo utile la creazione di una cabina di regia tra la Dda di Roma e le Procure di Latina, Frosinone e Cassino per uno scambio costante di informazioni e un monitoraggio attento di tali clan, al fine di rendere ancor più incisiva l'azione di contrasto". Un discorso quello del presidente della Commissione finanze alla Camera che non farebbe una grinza se non fosse per un piccolo particolare: le indagini coordinate dalle suddette Procure, chi dovrebbe portarle a compimento? E con quali mezzi? 

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