Roma, «Gran Varietà! Prove generali in salsa Drag»

Ballano, cantano, recitano, insomma fanno tutto, e tutto a modo loro. E il loro modo è unico, onesto, brillante. In vetrina hanno messo l’anima, con ironia, inquietudine, e tra lustrini, chili di trucco e metri di stoffe, ma non solo, regalano in...

Roma, «Gran Varietà! Prove generali in salsa Drag»

Ballano, cantano, recitano, insomma fanno tutto, e tutto a modo loro. E il loro modo è unico, onesto, brillante. In vetrina hanno messo l’anima, con ironia, inquietudine, e tra lustrini, chili di trucco e metri di stoffe, ma non solo, regalano in scena l’arte, che poi altro non è che verità. Hypocrites senza ipocrisie, in merito non c’è alcun dubbio. Questa è la loro grandezza.

Certo pure i tacchi vertiginosi, come i coturni indossati nell’antichità, le parrucche esagerate che fanno guadagnare altri centimetri, collaborano allo strepitoso effetto scenico, ma solo in aggiunta però, perchè per il resto sono sufficienti alcune molecole della loro adrenalina, dei loro sentimenti, delle loro emozioni. Sabato 26 luglio nell’onirico spazio dei Giardini della Filarmonica in Via Flaminia 118, è andato in scena «Gran Varietà! Prove generali in salsa Drag» un delirio di colori dove quello che appare non è, e quello che si cela, è. La Bajour, Caramella, Paola Penelope, Ursula Katzulova, Marlene de Pigalle, Marilyn Bordeaux, Monique de Torbel, Berta Bertè, Christina Ngalera, sono le stars di questa serata, tutte capitanate dalla ormai conclamata La Karl Du Pignè che dello spettacolo è il cuore, è lei infatti che lo ha ideato, scritto, diretto, e vissuto. In aggiunta a questo turbinio di adorabili gridolini immersi in una nube di lacca (non importa la qualità, qui è richiesta la quantità) prezioso anche l’intervento recitativo della Special Guest Chiara Pavoni. Tutto ha inizio con una scena di kubrickiana memoria, pensando a 2001 Odissea nello spazio: l’ingresso di due ominidi, o scimmie (Angelo Cicero e Enrico Alunni), la differenza tra le due specie verrà spiegata, bene, durante il corso delle prove, ops!, dello spettacolo, che tra canti di uccelli di tutte le specie fanno il loro energico prologo. Comunque, la Paola Penelope e la Karl Du Pignè rompono il ghiaccio con il loro primo bisticcio a cui ne seguiranno molti altri, tutti divertenti. Ha inizio lo show in rigoroso stile «colaBroadway», anche se la Penelope sa recitare, La Bajour sa cantare e la Berta fa pure la spaccata. Uno tsunami di battute, brillanti e intelligenti che denunciano, superandolo, il senso del ridicolo che qualcuno ha provato a mettergli addosso. Ecco che mentre «Non è la Rai» diventa «Non ce la fai», i costumi di scena «impegnativi» diventano «abitini sobri e semplici», le «Donne tricologiche», in questo folle baillame, vetrinizzano con coraggio spregiudicato, tutte le ombre dei loro malinconici dolori. Sono pazzesche, favolose, sensibili, si sono perse e poi ritrovate, sono anime che fanno ridere, cantare, riflettere, commuovere, che parlano sottovoce ad altre anime che le osservano. «Il 1969 è una data fondamentale per il movimento lgbtqi.….. Na siglaccia, lo so ma è facile, significa lesbico, gay, bisessuale, trans, queer e intersesessuale. In un bar di New York, nel Village, allo Stonewall Inn, il 28 giugno di 45 anni fa, nacque il movimento di liberazione omosessuale. In quel bar quella notte del 28 giugno la polizia fu particolarmente aggressiva e minacciosa. E la scintilla scoppiò quando Sylvia Rivera, stufa delle continue minacce e insulti si tolse una scarpa e la tirò in faccia a un poliziotto. Fu l’inizio di un moto di ribellione che durò tre giorni e la polizia ne uscì sconfitta. Dopo un mese l’intera America era sotto assedio. Noi ricordiamo ogni anno quell’evento nel mese di giugno con i Pride in tutto il mondo. E’ bizzarro che pur essendo stata una trans/drag queen a cominciare tutto questo, negli ultimi tempi, il movimento viene richiamato sia al suo interno che all’esterno ad essere più normale. E tutti quelli e quelle che come noi, sono un po’ come dire, fuori norma? Quello che possiamo dirvi da questo palco è che non ci fermerà niente, e nessuno…», dice commossa la Karl.Il climax c’è, era immancabile, e come una promessa mantenuta, ecco che meravigliosa appare, sulle commoventi note di Rise Like A Phoenix, con tanto di barba, l’interpretazione fedele di Cristina Ngalera nei panni di Conchita Wurst, la drag vincitrice dell’ Eurovision Song Contest 2014. «L’uomo nasce nudo e tutto il resto è travestimento!» gridano tutte le stars dalla prima linea del proscenio. E si sa, stare in prima linea non è mai stato facile. Ma a loro, come alla stessa Wurst, ormai ed è giusto così, sembra proprio che non gliene importi niente!

Veronica Meddi

FOTO: DREAM PHOTO

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