Dubbi sul “Grande Capoluogo”: mai sentito parlare dei contributi per l’associazionismo comunale?

Unindustria Frosinone, promotrice del progetto di città intercomunale, ha passato la palla ai Sindaci dei Comuni aderenti e interessati. Gli stessi hanno sollevato obiezioni su modalità e costi, ma esiste un fondo nazionale a favore delle Unioni di Comuni

Giovanni Turriziani, Presidente di Unindustria Frosinone, promotrice del progetto "Grande Capoluogo"

Per creare il Grande Capoluogo, il “Sistema Cooperativo di Città del Frusinate” lanciato da Unindustria Frosinone, la strada non sembra così impervia se si tiene conto del fatto che lo Stato ripartisce tra le Regioni contributi a sostegno dell’associazionismo comunale.

Bisognerebbe concordare e approvare Atto Costitutivo e Statuto di tale Unione di Comuni, con tanto di nomina del suo Presidente, dopo aver individuato risorse umane ed economiche per la realizzazione degli scopi associativi. Il tutto, però, nella consapevolezza di poter contare poi su un Fondo nazionale che incentiva l’esercizio in forma associata delle funzioni di più enti. 

Da Unindustria

È quanto hanno auspicato il Presidente provinciale di Unindustria Giovanni Turriziani nonché la docente Mary Prezioso, professoressa di Economia e Pianificazione Territoriale all’Università di Tor Vergata, in occasione dell’ultimo incontro operativo con i Sindaci dei Comuni aderenti (Frosinone, Veroli, Supino e Arnara) e di quelli per ora interessati (Alatri, Ferentino e Patrica).  

Palla ai Comuni

“Il compito portato avanti da Unindustria con la realizzazione ed il finanziamento dello studio è terminato - ha dichiarato il Presidente Turriziani prima del suo “ultimatum” - Ora spetta ai Comuni aderenti iniziare a coordinarsi, darsi le priorità politiche alla base dell’Unione, darsi anche un nome, ed è evidente che la nostra Associazione non può e non vuole sostituirsi al ruolo degli amministratori”.

"Certamente il ruolo di Unindustria - ha precisato, poi, lo stesso Turriziani - rimarrà sempre attivo ed operativo e si affiancherà a quello di stimolo della società civile: cittadini, ordini professionali, sindacati, associazioni (tra cui "Codici", ndr), che hanno sposato sin da subito il progetto dell’Unione dei Comuni". 

I dubbi dei Sindaci

Sono emerse forti perplessità dei Primi Cittadini coinvolti. Non sul progetto in sé, ritenuto meritevole, bensì sulla fattibilità dello stesso. A non convincerli sono le tempistiche, le questioni organizzative, l’individuazione di sinergici tecnici comunali e i costi che, a detta loro, complicherebbero non poco il cammino verso il Grande Capoluogo.

La città intercomunale

Un’entità amministrativa integrata - l’ha definita lo stesso Turriziani - in grado di esercitare politiche, programmi ed azioni atte a favorire un innalzamento sostanziale della qualità della vita e del benessere della comunità locale”, quella che secondo il progetto firmato Unindustria comprenderebbe anche i non pervenuti Comuni di Ceccano e Torrice.

Gli appelli alla Regione

Sia il consigliere comunale di Frosinone Danilo Magliocchetti (“Cambiamo con Toti”), Delegato per il Lazio al Consiglio Nazionale dell’ANCI e dalla prima ora sostenitore convinto del Grande Capoluogo al pari degli esponenti PD Fabrizio Cristofari e Alessandra Sardellitti, che più di recente il Vicesegretario nazionale PSI Vincenzo Iacovissi hanno richiesto un sostegno concreto della Regione al progetto di “Sistema Cooperativa di Città del Frusinate”.

Dal Delegato ANCI Magliocchetti

Sin dalla scorsa estate, ossia a cavallo dell’approvazione in Consiglio dell’Ordine del Giorno che impegna la Regione Lazio ad istituire il Comitato promotore del progetto, Magliocchetti ha spronato il Governatore Nicola Zingaretti ad attivarsi in tal senso, anche perché “l’idea di un Grande Capoluogo - ha fatto presente l’altresì consigliere comunale di Frosinone – comincia a fare proseliti importanti in Italia”.   

Dal Partito Socialista Italiano

Non è questo il momento di lasciare ma di raddoppiare - ha detto nei giorni scorsi il Vicesegretario nazionale PSI, il ciociaro Vincenzo Iacovissi - A fronte dell’impasse rilevata, l’’auspicio a questo punto è che sia la Regione Lazio ad intervenire offrendo un sostegno concreto di ordine finanziario idoneo a vincere le resistenze e consentire un passo in avanti”.

Sul sostegno finanziario

Sin dal 2006 il Ministero dell’Interno destina annualmente alla Regioni interessate le risorse statali a sostegno dell’associazionismo comunale. Nel 2019, per intenderci, la Regione Lazio ha messo sul piatto un milione di euro come quota di compartecipazione ai finanziamenti nazionali, richiesti telematicamente dalle Unioni di Comuni come contributi alle loro spese correnti impegnate nel 2018 per lo svolgimento di funzioni e servizi gestiti in forma associata.

Spese ammesse a contributo

Sono quelle relative a vari settori: organizzazione generale di amministrazione, gestione finanziaria e contabile, e controllo; organizzazione generale dei servizi pubblici di interesse generale (come il Trasporto Pubblico Locale); funzioni catastali di propria pertinenza; pianificazione urbanistica, edilizia e pianificazione territoriale in ambito comunale e sovracomunale; pianificazione di protezione civile e coordinamento dei primi soccorsi…

… e poi ancora…

Gestione dei servizi di raccolta differenziata nonché avvio, smaltimento e recupero dei rifiuti urbani e riscossione dei tributi; progettazione, gestione ed erogazione dei servizi sociali; parte dell’edilizia scolastica e dei servizi scolastici non attribuiti alla competenza delle Province; Polizia municipale e Polizia amministrativa locale; tenuta dei registri di stato civile e popolazione, e servizi anagrafici ed elettorali per conto dello Stato; infine, servizi di materia statistica.

I criteri di attribuzione

La quota parte a favore delle Unioni di Comuni viene erogata per il 60% in ragione del numero di funzioni gestite, per il 20% in misura proporzionale alla spesa corrente pro-capite e per il restante 20% in base alle loro entità demografica e al numero di realtà associate. In sintesi, un’Unione quotata è quella che comprende più di 5 Comuni e ha una popolazione totale di oltre 15.000 abitanti.

Il Grande Capoluogo

Stando ai dati ISTAT, aggiornati al primo gennaio 2019, la città intercomunale sarebbe potenzialmente animata da 154.367 abitanti: 46.054 di Frosinone, 28.632 di Alatri, 23.244 di Ceccano, 20.973 di Ferentino, 20.424 di Veroli, 4.814 di Torrice, 4.797 di Supino, 3.151 di Patrica e 2.278 di Arnara. Non si escludono altre future adesioni, ma il dato di fatto è che per ora hanno detto “sì” soltanto in quattro: Frosinone, Veroli, Supino e Arnara. 

Il “caso” Ceccano

Da oltre tre mesi, a seguito della caduta del Sindaco Roberto Caligiore, il Comune fabraterno è commissariato. In vista delle prossime elezioni amministrative, però, il Grande Capoluogo è già diventato un argomento della campagna elettorale.

Da una parte, su tutti, il “no” secco della lista “Grande Ceccano”, guidata da Riccardo Del Brocco (nel limbo tra Forza Italia e “Cambiamo con Toti”) nella coalizione di centrodestra a sostegno della ricandidatura di Caligiore. È stato preannunciato, tra l’altro, che nei prossimi giorni si terrà un convegno in materia per spiegare le ragioni del “no”. 

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Dall’altra, in quota centrosinistra, l’apertura da parte del candidato sindaco Marco Corsi nonché dell’alleato segretario cittadino PSI Antonio Ciotoli. Nel mezzo l’aspirante sindaca di sinistra Emanuela Piroli, che non si è ancora espressa pubblicamente a riguardo, ma potrebbe farlo in occasione della presentazione della sua candidatura, fissata venerdì 31 gennaio alle 18.30 presso la Pasticceria "Zambardino". Se Ceccano aderirà o meno al Grande Capoluogo, pertanto, dipenderà dall’esito delle elezioni.

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