Patrica, impianto tratta-rifiuti: la Provincia di Frosinone solleva criticità e non emette parere di competenza

L'Amministrazione guidata da Pompeo ha richiesto integrazioni al controverso progetto di realizzazione dell'insediamento in zona Asi nonché nel Sin Bacino del fiume Sacco. Già contrari, oltre a Fiordalisio, Barletta (Supino) e Molinari (Morolo)

In occasione dell’avvio della Conferenza dei servizi tesa alla Valutazione di impatto ambientale (Via) dell’ormai noto impianto tratta-rifiuti – rifiuti liquidi e solidi, pericolosi e non – da realizzarsi potenzialmente a Patrica, in località Cese (zona Asi), la Provincia di Frosinone si è detta impossibilitata ad emettere parere di competenza. Nella sua valutazione tecnica, sollevando una serie di criticità correlati al progetto presentato dalla società proponente, ha difatti espresso “la necessità che la documentazione progettuale venga adeguata - si legge testualmente - fornendo le informazioni richieste attraverso opportune integrazioni, nonché rivalutando e risolvendo le questioni progettuali evidenziate”.

Così, invece, il Sindaco di Patrica Lucio Fiordalisio: "Abbiamo ribadito senza giri di parole di essere contrari alla localizzazione dell'impianto - rende noto, lamentando altresì i pareri favorevoli e nulla osta delle varie Direzioni regionali - Non ci siamo soffermati sulla proposta tecnologica perché non siamo interessati a nessun impianto simile, a nessuna modifica o adeguamento. I pareri che stanno pervenendo, invece, si concentrano esclusivamente su aspetti tecnici e su criticità degli elaborati". Secondo il Primo Cittadino della cittadina ciociara, inoltre, "nessuno - afferma - ha posto un interrogativo sull'area nella quale vuole sorgere l'insediamento". 

"Nessuno - aggiunge - affronta le tematiche del Sin, delle matrici ambientali compromesse, della Valle del Sacco, il problema sanitario di un'area dove ancora stenta a partire la tanto decantata indagine epidemiologica. Nessuno parla del peso impiantistico su una fascia di territorio poco estesa, nessuno parla di fattore di pressione, di effetto cumulo, delle polveri sottili. Nessuno fa riferimento alla mozione votata all'unanimità dal Consiglio Regionale che stabilisce di non aggravare un territorio sul quale va invece avviato un piano di risanamento. Attendiamo da un anno, che la giunta regionale dia seguito alla Legge Regionale 13 del 2019. Legge fantasma. Legge che promette e non viene presa, però, in considerazione da nessuno, a quanto sembra".

A onor del vero, a parte le seguenti perplessità avanzate dalla Provincia di Frosinone anche in merito alla localizzazione dell'impianto tratta-rifiuti nel Sin della Valle del Sacco, il Presidente Antonio Pompeo ha spedito una missiva oltre due mesi fa al Governatore del Lazio Nicola Zingaretti proprio per richiedere l’attuazione della Legge Regionale 13/2019 (“Disciplina delle aree ad elevato rischio di crisi ambientale”) in contrasto alla nuova richiesta di autorizzazione di un impianto di trattamento rifiuti nella zona industriale Asi. Inoltre, a parte Fiordalisio, anche i Sindaci di Supino e Morolo, Gianfranco Barletta e Gino Molinari, hanno già espresso parere negativo.

In quanto sito rientrante nel Sin e nell'area oggetto di risanamento della qualità dell'aria, oltre a una procedura di infrazione europea in corso e alla presenza di numerosi insediamenti industriali nelle vicinanze, Barletta ritiene che "l'impianto sia fortemente impattante sul territorio e che l'istanza sia improcedibile in assenza della definizione della procedura di bonifica presso il Ministero dell'Ambiente". Sulla stessa lunghezza d'onda, si è detto fermamente contrario anche Molinari, credendo altresì che "la vocazione del nostro territorio sia quella dello sviluppo turistico - ha scritto - Non a caso il nostro Prg vigente non prevede insediamenti industriali".   

++ Articolo aggiornato alle 16.00 ++

Bonifiche e rifiuti

L’Amministrazione provinciale, guidata dal Presidente Antonio Pompeo, concorda innanzitutto con quanto già espresso dalla sezione provinciale dell’Arpa Lazio rispetto alla matrice rifiuti. A tal proposito, infatti, vuole che siano chiarite le modalità e le condizioni operative da rispettare nell’attività di miscelazione, e le caratteristiche dei rifiuti ammissibili sia per tale operazione che per il trattamento diretto.

“Tali chiarimenti risultano fondamentali - spiega l’ente di piazza Gramsci - in quanto strettamente legati alle caratteristiche dimensionali e funzionali dell’impianto progettato. Inoltre - aggiunge - la società dovrà stabilire l’approvvigionamento dei rifiuti” e garantire il monitoraggio dell’attività di miscelazione. In quanto a una particolare miscela, poi, “non appare comprensibile - obiettano dal Settore Ambiente di Palazzo Iacobucci - come possano essere effettuate le miscelazioni di 13 tipi di differenti rifiuti utilizzando 6 serbatoi”. Rispetto ai trattamenti, a seguire, “le modalità di conferimento, stoccaggio e gestione degli spazi e volumi di accumulo presenti nell’impianto non sono chiare”.

Infine, ma non da ultimo, il fatto che l’area interessata – 12.045 metri quadri – ricade all’interno del Sito di interesse nazionale “Bacino del fiume Sacco”. “La realizzazione dell’intervento in oggetto, pur conforme alle norme urbanistiche del piano territoriale del consorzio industriale - riportano un passaggio dello studio di impatto ambientale - comporterà una modificazione rilevante dell’attuale stato dell’area di intervento trasformandola. L’impatto sull’uso del suolo può essere considerato, dunque, rilevante e di lunga durata”. Secondo la Provincia di Frosinone, a tal proposito, non è mai stato messa in risalto l’eventuale incidenza del progetto su un territorio già fortemente antropizzato.

Qualità dell’aria

La società in questione intende realizzare uno stabilimento che richiede l’autorizzazione alla gestione di 350.000 tonnellate annue di rifiuti speciali liquidi e fangosi (il 30% pericoloso) e 5.000 tonnellate annue di rifiuti speciali solidi pericolosi e non. Pertanto, “tutte le fasi dell’attività di trattamento, in relazione alla capacità di trattamento - dicono a riguardo – devono essere condotte in modo da prevenire la formazione ed evitare, per quanto possibile, la diffusione di sostanze odorigene”.

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Il tutto tramite limitazione del tempo di accumulo dei fanghi, minimizzazione della turbolenza del flusso di materia durante i trattamenti a vasche aperte, manutenzione efficace degli impianti, riduzione della produzione complessiva dei fanghi, eliminazione delle frazioni putrescibili, maggiori portate di aria in vasca, regolazione della concentrazione di ossigeno disciolto, riduzione dei tempi di disidratazione, utilizzo di abbattitori di odori e creazione di una parete arborea su una parte perimetrale.

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