Delitto Mollicone, è il giorno della verità: udienza dal Gup per i cinque indagati

Alle 9.30 al primo piano del tribunale di Cassino sono arrivati l'ex maresciallo, la moglie, il figlio Marco e i due carabinieri coinvolti nell'inchiesta. L'udienza è stata, però, rinviata al 15 gennaio 2020 per un difetto di notifica

Franco Mottola

Chi ha ucciso Serena Mollicone nella caserma di Arce in provincia di Frosinone quel maledetto 1 giugno del 2001? Diciotto anni di indagini, depistaggi, morti drammatiche e false verità hanno bloccato il corso della Giustizia. Oggi, 13 novembre 2019 finalmente si è arrivati a mettere un punto ad una delle inchiesta più drammatiche e articolare che la storia della cronaca nera italiana ricordi. Oggi i cinque sospettati di aver assassinato o comunque collaborato alla morte della povera studentessa diciottenne di Arce, dovranno presentarsi davanti al Gup del tribunale di Cassino. 

Gli indagati

Ad essere accusati di omicidio volontario ed occultamento di cadavere sono Franco Mottola (foto in alto), ex comandante della stazione dei Carabinieri di Arce, la moglie Anna Maria e il figlio Marco. All'epoca i tre vivevano nell'alloggio di servizio all'interno della struttura militare. Marco era amico di Serena Mollicone.

Le minacce ad uno dei carabinieri

Nell'elenco dei sospettati anche il vice comandante della stazione, il luogotenente Vincenzo Quadrale che dovrà rispondere oltre che di concorso esterno morale in omicidio anche di istigazione al suicidio. Per il magistrato titolare delle indagini, il sostituto procuratore Maria Beatrice Siravo, l'uomo avrebbe spinto al suicidio, con le sue incalzanti pressioni, il brigadiere Santino Tuzi. E poi in ultimo l'appuntato Francesco Suprano accusato di aver smontato e fatto sparire la porta contro la quale la povera Serena avrebbe sbattuto la testa perdendo i sensi.

La lenta agonia

Serena Mollicone poteva essere salvata? Per i medici legali che hanno effettuato le due autopsie nel corso di questi diciotto anni, la giovane è morta dopo un'agonia durata sei ore. Soffocata dal sacchetto che gli aguzzini le hanno messo sulla testa. Ma chi ha picchiato Serena? Chi le ha fatto sbattere la fronte occipitale contro la porta di un alloggio in disuso? Un aspetto questo che non è stato chiarito.

Lo sfogo del padre

Il dato certo emerso dall'esame tanatologico effettuato dalla dottoressa Cristina Cattaneo, massima esperta di medina legale in Europa, è che Serena è stata aggredita in caserma e più precisamente contro quella porta ritrovata in una cantina dai militari del Ris. Serena poteva essere salvata invece chi l'ha aggredita l'ha 'confezionata' per non far cadere il sangue a terra e poi l'ha dapprima abbandonata su un terrazzino della caserma, non visibile dall'esterno e poi, mentre tutti la cercavano, nel bosco Fonte Cupa dov'è stata ritrovata domenica 3 giugno 2001 alle 12,. 

Il suicidio di Santino

Un altro aspetto drammatico di questa vicenda è stato il suicidio di Santino Tuzi, il brigadiere che sette anni dopo la morte di Serena, nel marzo del 2008, durante un interrogatorio in Procura a Cassino, racconta di aver visto la ragazza entrare nella caserma di Arce quella maledetta mattina del 2001 e di non averla più vista uscire. Santino racconterà anche altre cose che necessitano di un confronto con il suo comandante, Franco Mottola. Un confronto fissato per due giorni dopo ma anche quale Tuzi non parteciperà mai: si suicida poche ore prima. 

La dramma di Guglielmo

A non crede alla pista di un maniaco è sempre stato il papà di Serena, il maestro Guglielmo che in prima persona è vittima di un depistaggio da parte del comandante Franco Mottola. Il giorno dei funerali di Serena il povero uomo distrutto dal dolore viene prelevato e condotto in caserma. Tutta Italia pensa che sta per essere arrestato. Lui e la figlia Consuelo così come gli zii e i cugini di Serena hanno sempre sospettato che dietro la morte della ragazza ci fosse la caserma dei Carabinieri.

L'arresto di Carmine Belli

L'ultimo, drammatico aspetto di questa sconvolgente vicenda riguarda l'arresto, da innocente del carrozziere Carmine Belli. Viene 'prescelto' da qualcuno come capro espiatorio e il povero uomo trascorrera in carcere, con l'accusa di essere un mostro, ben 17 mesi. Belli due anni fa ha fornito un importante elemento ai carabinieri: il giorno della sua scarcerazione avvenuta nel luglio del 2006 davanti casa trovò ad aspettarlo il brigadiere Santino Tuzi. Il sottufficiale abbracciò Belli e gli chiese scusa poi andò via. 

Il collegio difensivo

La famiglia di Serena Mollicone è rappresentata in aula dagli avvocati Dario De Santis e Sandro Salera. Mentre gli indagati sono difesi dagli avvocati Luigi Germani, Edoardo Rotondi e Francesco Candido.

Aggiornamento alle 10 e 30

L'udienza è stata rinviata al 15 gennaio 2020 per un difetto di notifica

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • I dettagli del tentato omicidio. Dopo la discussione, lo sparo alla testa mentre era in auto

  • Fiuggi, spaccio tra i vicoli del centro anche a minorenni. Ecco chi sono i quattro arrestati

  • Piedimonte, in carcere per anni da innocente ottiene il risarcimento dei danni

  • Pensava di essere povero, invece era titolare di ben nove ditte di trasporti, disabile raggirato

  • Cassino, gli arriva una cartella da oltre 1000 euro dopo una firma di un corriere

  • Morolo, scontro tra auto e bus, Ivan De Santis di 27 anni non ce l'ha fatta

Torna su
FrosinoneToday è in caricamento